Teatro

Coraggio, esci fuori dal gregge!

Felipe Bolilla, Clark Beasley, Jack Vallace e Maria Riboli. Maria Riboli e Stefano Genevose nel riquadro vicino al logo
di Samira Leglib

Chi l'avrebbe immaginato che un giorno sarebbe stata una pecora a sventolare la bandiera dell'anticonformismo, del non-assoggettarsi a leggi scritte per un gregge non-pensante e spesso muto?

Una pecora che si fa simbolo per tutti quelli che ancora hanno il coraggio di porsi di fronte alla società e dire: «Questa cosa non è giusta, io non ci sto».

O piú che il coraggio..la voglia, la pazienza, il tempo.

"BAAAHHH!!!" è la nuova commedia presentata in occasione del New York International Fringe Festival da Stefano Genovese e Maria Riboli, adattamento tratto dall'opera dell'autore bulgaro Stanislav Startiev (titolo originale: "Sako ot Velur"). Ivan (Felipe Bonilla), stanco delle continue prese in giro da parte degli amici sulla sua adorata giacca di pelle di pecora oramai vecchia e sconciata, decide di portarla dal barbiere per tagliare il pelo malmesso e metterla così a nuovo. Il barbiere (Michael Edmund) però, si rifiuta di usare le sue preziose forbici su una vile giacca così a Ivan non resta che portare la sua giacca/pecora da un tosatore (Ziad Ghanem). Quest'ultimo accetta di buon grado il lavoro ma secondo la legge è costretto a registrare ogni pecora tosata e così avviene anche per la giacca di Ivan. In quel preciso momento inizia l'odissea del nostro protagonista a cui di conseguenza è richiesto di pagare le tasse sul possesso di una pecora. Ivan lotterà per il restante tempo con gli ingranaggi di una burocrazia arrugginita e contenta di esserlo nella lontana speranza di dimostrare che egli di fatto non possiede una pecora ma solo una giacca! Lo accompagnano su e giù per gli edifici statali i suoi due amici Eugene (Jack Wallace) e Zhoro (Clark Beasley), che però getteranno la spugna lungo il sentiero come pure la maggior parte degli uomini sensati -me compresa- avrebbe fatto. Ma il messaggio di questa divertente ed insolita commedia che non segue gli schemi della tradizionale commedia degli equivoci, come ci spiegano anche i due registi Stefano Genovese e Maria Riboli, è proprio: «Don't give up on your dreams».

Li abbiamo incontrati dopo la premiére di venerdì 10 Agosto dove lo spettacolo fin dal suo debutto ha raccolto numerosi consensi ed abbiamo chiesto loro di raccontarci un po' la storia di un sogno divenuto realtà proprio perchè ci si è creduto fino in fondo senza mollare.

Questo spettacolo sembra calzare a pennello per un'ambientazione tutta italiana, il tema della burocrazia come ingranaggio infernale è sempre scottante nel nostro Paese. Perchè allora New York e non l'Italia?

Stefano Genovese: «Perchè l'Italia oltre che burocrate purtroppo è anche un po' bigotta. Inizialmente avevo provato a bussare alle porte dei produttori italiani, ma senza successo. Non si tratta, infatti, della solita commedia che corre dietro alle fila del classico teatro del varietà italiano, non ci sono balletti, non ci sono piume..e soprattutto era una scommessa in cui bisognava credere, nessun starlette patinata ad attirare il pubblico al botteghino».

E poi una notte di settembre..

Maria Riboli: «Si, era giusto un anno fa quando io e Stefano ci siamo ritrovati a Roma a parlare della vita e dei nostri progetti e come spesso accade tra colleghi si è buttato lì un "perchè non facciamo qualcosa insieme?" e lui allora mi ha fatto leggere il testo di Stratiev che gli era piaciuto tantissimo.. Me ne sono innamorata in due scene! Il Fringe Festival di New York mi è sembrata subito l'opportunità ideale e la conferma di stare investendo su qualcosa che valeva è arrivata quando BAAAHHH!!! è stato accettato tra oltre 8000 applications provenienti da tutto il mondo».

Ci sono molte differenze rispetto al testo originale?

Stefano: «No davvero, lo abbiamo semplicemente ridotto per renderlo più teatrale ed abbiamo tagliato i riferimenti diretti alla Bulgaria, terra natia dell'autore, per ottenere un testo universale. Ma a parte i dettagli abbiamo avuto la divertente riprova che questo e di per sé un testo universale quando dopo lo spettacolo un newyorkese è venuto a complimentarsi dicendo quanto questa storia fosse calzante alla situazione americana!»

Stefano, lei vive tuttora in Italia e Maria è ormai da nove anni a New York: com'è andata questa collaborazione in differita?

Stefano: «Benissimo! Sai, non è sempre semplice portare avanti una co-regia, ognuno ha il suo modo e le sue preferenze; è una questione di gusto..decidere quando un attore entra in scena o da quale parte è meglio che esca..con Maria la cosa impressionante è stata che pur leggendo il copione da due continenti diversi apportavamo gli stessi identici tagli per tutto il testo! Non semplicemente ci siamo trovati in accordo sugli interventi generali, ma eravamo in sintonia perfetta linea per linea, sfumatura dopo sfumatura».

Maria, tu in questo spettacolo sei anche produttore esecutivo nonché attrice. Si può dire che vi hai impegnato tutte le tue energie e ti sei cimentata in diversi ruoli, sono già arrivate le prime soddisfazioni?

Maria: «Ne sono arrivate tantissime ancora prima della messa in scena! Pochi giorni dopo l'avvio del progetto ho realizzato un blog in cui si potevano seguire passo passo gli sviluppi dello spettacolo e cosi il pubblico ci ha potuto conoscere strada facendo; ed è stato meraviglioso quando la sera della prima a mezzanotte e tre quarti c'era chi era rimasto ancora sveglio per inviarci un messaggio e per leggere com'era andata!»

Uno in particolare che vi è rimasto impresso?

Maria: «C'è questo ragazzo, Alberto, che ha comprato on-line dall'Italia un biglietto per la prima dello spettacolo pur sapendo di non poter esserci! E' stato un grande gesto di affetto e di incoraggiamento».

Chi vi è stato di sostegno in questa scommessa? Oltre ad Alberto chiaramente..

Maria: «Sono stati in tanti, ma prima fra tutti dobbiamo ringraziare la nostra produttrice, Danette Sigut, che ha subito creduto, come noi, nel progetto e ci è stata vicina nella ricerca degli sponsor, tra cui l'Istituto Italiano di Cultura qui a New York; oltre ad invitare diversi produttori a vederci per poter un giorno portare BAAAHHH!!! off-Broadway».

Sarebbe una scommessa decisamente vinta..Avete in programma di toccare anche l'Italia?

Stefano: «Certamente! E penso proprio che tornerò dagli stessi produttori che inizialmente mi hanno rifiutato per poter dire: vedete, altrove ha funzionato.. Ma stiamo pensando anche a Londra e al momento di certo c'è che a Settembre andremo di nuovo in scena qui a New York, dal 5 al 22 al Payan Theater».

Quindi non avete rinunciato al sogno di vedere il vostro spettacolo andare in scena nei teatri italiani..

Stefano: «Assolutamente! Il messaggio che vogliamo che arrivi con questa commedia è proprio quello di "Non rinunciare mai ai tuoi sogni", a quello in cui credi..ed è un po' quello che io e Maria abbiamo dentro e che ci ha spinti sempre avanti nel dire "proviamoci".. Anche noi due siamo un po' Ivan, il protagonista della storia, che arriva fino in fondo senza mollare per la stanchezza, lo scoraggiamento o l'assurdità di un cavillo. Il momento per il teatro italiano non è dei più felici, conosco tanti colleghi che non stanno lavorando, ed altri che lavorano gratis pur di prendere parte a lavori fatti bene; mentre i cartelloni sono riempiti da nomi di starlette che non hanno mai fatto teatro e non sono né ballerine né cantanti. Tutto questo è frustrante per cui capisco chi poi, come me, viene all'estero a prendere una "boccata d'aria". Non vogliamo però che dopo la "fuga dei cervelli" ce ne sia una anche degli artisti! Io non voglio "mollare" l'Italia perché credo ancora che se vali veramente e se fai le cose bene, prima o poi ti viene riconosciuto».

"BAAAHHH!!!" È una di quelle cose fatte bene che alla comicità sottile ed a personaggi che passano dallo stereotipo del burocrate e della segretaria frustrata -da sottolineare l'ottima interpretazione della stessa Maria nel ruolo di Dermendzjieva- a quelli più improbabili come l'omino bloccato da oltre due mesi in un ascensore, miscela in più l'aroma della plausibilità che ti lascia pensare che chiunque potrebbe ritrovarsi un giorno in una situazione simile..se non ci si è addirittura già trovato! Dalla Bulgaria, all'Italia, agli Stati Uniti si è tutti sotto la spada di Damocle di una burocrazia inattaccabile dove "carta canta" e tu puoi passare una vita intera a proclamare le tue ragioni, ma senza un documento che le attesti è solo fiato e tempo sprecato.

Website: www.baaahhh.com