Interviste

Cia-Sismi: Farina vuota il sacco

Renato Farina
Chiara Zamin

Il 17 febbraio del 2003, poco prima che iniziasse la guerra in Iraq, sparì a Milano l'imam Nasr Oussama Mustafa Hassan, alias Abu Omar.

Aveva distribuito il giorno precedente un volantino in alcune moschee della Lombardia, dove si accusavano gli italiani di essere i veri terrorsti e si minacciava l'Italia di vendetta. La Procura di Milano, che lo aveva inquisito, ha stabilito che Abu Omar era stato vittima di una "extraordinary rendition", un rapimento con trasferimento coatto nel suo Paese d'origine, l'Egitto. Per questo è stato disposto il processo per 26 agenti della Cia e per i capi del servizio segreto militare italiano (Sismi) ed in particolare per il direttore generale Nicolò Pollari.
Il procuratore aggiunto Armando Spataro ha chiesto al governo italiano l'estradizione dei suoi agenti agli Stati Uniti. Per tutta risposta il governo Prodi ha chiesto alla Corte costituzionale di annullare le indagini. E si è ancora in attesa di una sentenza.
Tra le pieghe della vicenda è emersa anche la figura del vicedirettore del quotidiano milanese Libero, Renato Farina. L'accusa era di favoreggiamento nei confronti del Sismi, per aver cercato di pilotare i pm di Milano con una "falsa intervista". Farina è stato per questo radiato dall'Ordine dei giornalisti ed ha patteggiato una pena di 6.800 euro. Ha ammesso di aver "dato una mano al Sismi", pur dichiarando di non ritenere né criminale né moralmente disdicevole quanto fatto. Pollari ha poi rivelato che Farina ha contribuito a liberare la giornalista, Giuliana Sgrena, oltre ad altri ostaggi in mano a terroristi. Tra i chiaro scuri di questa complessa vicenda, in cui da una parte urge il problema di combattere il terrorismo islamico e dall'altra di stabilire cosa è lecito e cosa non, abbiamo incontrato Farina, nel tentativo di fare chiarezza in quello che continua ad essere ancora per molti versi un enigma e per altri un'anomalia tutta italiana.
Lei è stato radiato dall'Ordine dei giornalisti. Cos'è che non approva di questa decisione? L'Ordine non ha fatto il suo dovere?
"L'ordine ha fatto una cosa cattiva e stupida. Mi ero dimesso dall'Ordine perché volevo evitare al consiglio nazionale dei giornalisti (che è la struttura con circa 130 persone che guida la congrega) di diventare un tribunale del popolo di tipo sovietico, dove i capi si erano già pronunciati prima ancora di sentirmi. Così mi sono dimesso il primo marzo. Le dimissioni sono state accettate l'8 marzo. E il 28 mi hanno radiato. Non credevo di essere così importante da essere cacciato via anche da morto. Un accanimento da gente cattiva, non so trovare altre parole. Il Tribunale di Milano deciderà contro il mio reclamo l'11 ottobre".
Se ripensa ora alla sua collaborazione con il Sismi, ritiene di essere stato manovrato e ingannato, specialmente da Pio Pompa, il suo referente nei servizi italiani, o sente di aver aiutato a contrastare il terrorismo islamico?
"Non sono stato manovrato da nessuno. Ero consapevole che per poter salvare la vita di alcune persone ostaggio in Iraq dovevo per forza agire sull'unica leva istituzionale in grado di ricevere il mio aiuto. A quanto pare in determinati casi il mio contributo è stato importante. Sulla vicenda dell'inchiesta a proposito di Abu Omar e del suo rapimento, mi rendo conto che la mia scelta è opinabile. Con il senno di poi mi rendo conto che mi sono tirato addosso un sacco di guai. Ma moralmente sono a posto. Ho patteggiato una pena pecuniaria di circa settemila euro, pur sapendo di essere innocente. In effetti il patteggiamento non implica il riconoscimento di colpa, ma solo uno stato di necessità. Lì c'è uno scontro tra poteri dello Stato dove io sono stato adoperato dalla Procura per scardinare il Sismi. Stare anni in quella situazione non mi andava. Vedremo - lo stabilirà la Corte costituzionale - se l'azione della magistratura ha adoperato strumenti legittimi".
E' stata accusato di aver depistato informazioni e di aver pubblicato su Libero veline che Pio Pompa regolarmente gli comunicava (Pio Pompa è accusato di aver manipolato il significato di documenti, viene definito "il creatore di favole"). Mi riferisco all'articolo del 9 giugno in cui lei sosteneva che era stato Prodi da presidente della Commissione europea ad autorizzare i voli segreti della Cia in Italia, o alla "finta intervista" ai giudici di Milano per ricavare informazioni da comunicare al Sismi. Come risponde a queste accuse?
"Sfido chiunque - anche lei - a provare che io abbia copiato qualcosa da un testo di Pompa. È una fantasia per la quale agirò, a bocce ferme, per via giudiziaria. Ho semplicemente citato un accordo siglato tra Usa e Ue ad Atene nel 2003, intitolato New Transatlantic Agenda, rinvenibile tranquillamente su internet, in cui si stabilisce di facilitare i "removals", che è sinonimo di "rendition". L'accordo era firmato anche dalla Commissione europea di cui Prodi era presidente. Il dubbio è maturato anche in testa a deputati europei dei Ds come Claudio Fava o senatori di Rifondazione come Malabarba. Mi domando: se ho diffamato Prodi perché non mi ha querelato? Non ha mandato lui precisazioni? Non esiste nell'ordinamento giuridico la querela per diffamazione per interposta "Repubblica" o "Unità". Per cui la si smetta con questa favola. Questa sì che è una favola. E mi permetta di spendere anche una parola su Pompa".
Dica.
"Quest'uomo aveva individuato con chiarezza, al punto che il Sismi ne aveva informato gli spagnoli, del prossimo attacco di Al Qaeda a Madrid. Hanno ritenuto anche i madrileni che fossero favole. Bel risultato. Che poi a volte Pompa si sia fatto grande e bello con il suo capo e abbia cercato di ingigantire i meriti del Sismi, mi paiono faccende veniali".
Ma non ha risposto sulla falsa intervista.
"Guardi, è una storia incredibile. Avevo saputo dai colleghi che D'Avanzo di Repubblica parlava nell'ufficio di Spataro per ore, e poi uscivano articoli con accuse al Sismi. Io ero e resto convinto della buona fede e del rispetto dei diritti umani praticati da Pollari, e ho chiesto di sentire Spataro. Qualche ora prima l'ho fatto sapere a Pompa per avere qualche idea in più. Spataro ha creduto che fossi un suo pedinatore. Così ha allertato una dozzina di funzionari della Digos per combattere il terrorismo, cioè me. Ha piazzato microfoni e ha registrato (con esisti tecnici pensosi, non si capisce quasi nulla) la conversazione con me. Io non ho preso appunti e non ho registrato nulla. Ho poi chiesto a Feltri - che è disposto a testimoniarlo - se voleva ne ricavassi un'intervista scritta. Mi ha detto di no. Ma c'erano cose interessanti che ho raccontato a Pompa. E' un reato? Per me no. Deontologicamente ho sbagliato? Questo potevo evitarlo. Ma ritenevo e ritengo essenziale per la nostra sicurezza impedire la delegittimazione del Sismi".
Secondo lei il capo dei servizi segreti di allora, Pollari, era a conoscenza di queste mosse di Pompa? E' vero che il Sismi è stato capace di mosse abusive, di diffamazione, e minacce, in cui dominava soltanto la lotta per il potere?
"Non so cosa Pollari sapesse da Pompa. Ma Pollari non mi risulta abbia mai rinnegato Pompa. Sul resto della sua domanda non so cosa rispondere. Io non sono un agente del Sismi, mai stato. Sono stato una libera fonte in un momento gravissimo della vita del paese. Conoscendo Pollari mi sentirei di escludere da parte sua qualsiasi attitudine criminale o anche solo una predisposizione all'arroganza".
Pollari ha dichiarato recentemente che sarebbe pronto a dire tutto se il presidente del Consiglio desse l'autorizzazione. Che cosa mai potrebbe dire di così importante l'ex numero uno del Sismi? Lei sarebbe contento se ciò avvenisse?
"Io ne ricaverei solo del bene. Un sacco di accuse ridicole, come quella dei soldi che mi avrebbero finanziato, sarebbero finalmente messe a tacere e mi chiederebbero scusa in diecimila. Esiste una questione però: non sarebbe giusto rivelare le fonti cui era stato promesso dallo Stato italiano silenzio e copertura. Credo che anche gli Stati oltre che le persone debbano rispettare i giuramenti. O no? Il segreto non serve a coprire cose oscure (quelle andrebbero invece rivelate) ma a tutelare un bene superiore. Mi spiego: non si rivela il nome o il volto di una persona stuprata anche se lo si ha. Non tutto deve essere pubblico".
Lei ha parlato di quarta Guerra Mondiale, riferendosi allo scontro dell'Occidente con il terrorismo islamico. Come intepreta la scoperta, a Perugia, di una presunta cellula di Al Qaeda?
"Non c'è molto da interpretare. Al Qaeda è un marchio in franchising, le direttive circolano per internet. Eliminando uno dei massimi esperti come Pompa si è fatto un gigantesco regalo a questi assassini. Qualche imbecille ha scritto: e quale sarebbe la terza? Qualcuno ha in mente il muro di Berlino? E se non si vuole sia la quarta e neanche mondiale, vedremo tra vent'anni".
Di tutte le critiche che ha ricevuto, soprattutto dai suoi colleghi, quale non può accettare?
"Quella sui soldi. Quella che avrei avuto due padroni. Io ne ho uno solo, che è la mia coscienza. La quale non è infallibile. Ma più su di lei non vedo a chi dovrei obbedire. Ho sempre pensato che è meglio obbedire a Dio che agli uomini. E la coscienza c'è per stabilire, con tutte le imperfezioni delle cose umane, questo".
E i suoi lettori? Cosa pensano?
"Guardi, è incredibile. Mi amano più di prima. È una cosa stupefacente. E sono gratissimo a Feltri e al mio editore Angelucci di avermi consentito di continuare a scrivere su Libero".
Se dovesse capitarle di dare un consiglio ad un giovane giornalista, dopo questa vicenda, cosa gli direbbe?
"Abbi alcuni amici veri che condividano i tuoi ideali e con cui paragonarsi nelle scelte difficili".
Di tutta questa sua vicenda, c'é qualcosa di cui si è profondamente pentito e che non farebbe mai più?
"Mi rimorde di non aver compreso che esponevo la mia famiglia a gravi sofferenze e il mio giornale a rischi di attacchi da me causati. Di questo non mi do pace. Però quanto alle scelte concrete... Ecco, non avrei dovuto coinvolgere un collega inconsapevole a cui non ho chiesto nulla di illecito: ha fatto solo il suo lavoro ed infatti è stato in tutto e per tutto prosciolto. Inoltre potevo risparmiarmi qualche telefonata dove parlavo male di colleghi. Per altro ne sono stato così ampiamente ripagato che il rimorso è passato in fretta"